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Leo Strozzieri - Capodiferro Gabriella

Capodiferro Gabriella
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1998, 2007, 2010 - Leo  Strozzieri, Pescara

1998 -   La materia, la luce (mobile luce), il pronunciamento dei segni tesi ad   imporre un rallentamento al caos informale e poi il gioco che apporta nostalgie di eventi coevi o remoti: questi i riferimenti linguistici e   le impronte sotterranee all'universo pittorico di Gabriella  Capodiferro, artista impegnata da circa un trentennio nella  registrazione, tra  dissolvenza e pronunciamento, dell'iconismo  nell'astrazione, che a suo  tempo - siamo intorno alla metà degli anni '50 - registrò l'esaltante stagione dell'Ultimo Naturalismo bolognese.
Ecco:   per saggiare e quindi esplicitare l'energia della materia, Capodiferro   non si concede all'analisi del micro, ma del macrocosmo e quindi fanno   ingresso nella sua pittura i cieli, le nubi, gli orizzonti ed il brivido  dei monti che attingono luce dall'alto ed ancora gli intrecci dialogici  (tonali o fauves non importa) tra l'iperuranio ed il  terrestre, per non  parlare della registrazione delle stratificazioni  del mondo minerale  allo scopo di internare l'analisi del reale alla  ricerca della sostanza  che le superfici non possono proporre.
Questa  l'impaginazione del suo  neoinformale, costituitosi linguaggio non più  dissacratore  dell'espressione, ma carico di potenzialità di accesso alla vita che si  accampa in modo più autorevole e consistente al di là  del visibile.
Alla  spaziosa fioritura  paesaggistica desunta dalla potente visione della sua terra d'Abruzzo,  si affianca, come motivo ispiratore, lo spazio  lirico della memoria  frantumata si dallo scorrere del tempo, ma ancora generativa di  raffinate illuminazioni. Capodiferro ama combinare certe sensazioni  dialettiche tra loro: non raro che frammenti ludici o teorie  di bimbi  in seducente posa danzante, siano depositati nella monumentale arcaicità del paesaggio. Mi riferisco ad esempio all'opera Io adesso e laggiù, ma sono diversi i dipinti e le carte in cui il concerto   silenzioso della natura è invaso/pervaso dalla voce "impertinente"  della fanciullezza: ed allora l'artista riesce a collaudare una  stupenda  prospettiva temporale, con in lontananza le avventure  fascinose che  vengono riproposte quasi con poter medianico, mentre il  teatro presente è  scarno, denso solo di scabrosità materica.
E' necessario indugiare sul teatro presente. Scarno di tutto, non di luce, debitore quasi nei riguardi del post-impressionismo.   La gioiosa esibizione della luce a guisa di velario uniforme sulle   superfici, sembra essere un rito dell'artista che esorcizza la  brutalità  informale della materia, sicché i tanti frammenti, le  numerose  stratificazioni, gli abbondanti strappi propri della tecnica   collagistica e decollagistica anziché essere testimonianza documentale   del dramma, si precisano entro un vedutismo armonioso di rara finezza e   di equilibrata forza straniante.
I rosa luminosi, i celesti cristallini, le ricorrenti esibizioni del bianco-verde e delle isole cinerine che paiono ancor più sbiancate per la presenza   di candidi cirri limitrofi che spruzzano evanescenze anche su neumi cromatici inquieti, i bianchi-perla  che all'apparenza sembra diano  fragilità ma che invece maturano i  rapporti tonali, tutto esplicita  all'equilibrio interiore di Gabriella  Capodiferro, che in tal modo  riesce a chiudere il sipario sulla fase  contestatrice della poetica  informale, precaria, ove a questa non facesse seguito una stagione con  la riappropriazione dei mezzi  pittorici.
Capacità straordinarie le sue.
Il senso della pittura non risiede certamente nella tecnica, ma, infranta questa - ove si eccettui la sola arte concettuale -   troveremo quel tanto comune rituale dilettantistico. Capodiferro con la   sua ricerca richiama la creatività entro il perimetro del linguaggio,   secondo una prassi severa di esercizio. La grandezza della sua pittura   sta proprio in questa positività dello sviluppo dell'Informale, verso   cui tanti suoi colleghi - in progressiva degradazione - si   sono prostrati come accoliti, sfociando nell'accademismo puro. Da  questo  pericolo Lei si è affrancata grazie alla solidità classica della  sua  formazione e facendo del discorso materico più che un mezzo di   ribellione, uno straordinario coagulo di ricognizione del mistero ineffabile del chiarismo mediterraneo, mai incrinato nel suo tessuto  armonico.
Ma è doveroso indicare  alcuni elementi che contribuiscono a  rompere il gioco dell'epigonismo  informale, lucidamente etichettato  come inattuale, primo dei quali - come detto - il  taglio  luministico, che ha una funzione catartica delle vertigini  proprie di  chi ponga quale protagonista la materia in preda all'autodinamismo. Il  segno, poi, che rimane si pervaso di situazionalità (parlerei di  irresponsabilità gestuale), ma al tempo  stesso si riappropria, sebbene a  fatica, della formatività a tal punto  da illuminare certe ambientazioni  naturali di elementari ma ben  leggibili architetture. Ancora  sorprendente è la metafora  dell'orizzonte, elemento spesso ostentato con  delizia paesaggistica,  indice di un'affezione romantica verso la natura  percepita come ipotesi  di vita.
Che dire poi dello spazio  atemporale  ove vengono concertati i tanti capitoli di una narrazione  reale e  fantastica allo stesso tempo, uniti dalla sensualità tattile di  un  colore screziato, pieno di velature, trasparenze, brulicante di  emozioni  puntinistiche ?
Se lo spazio  è il respiro di un dipinto, tutta  l'opera di Capodiferro è ravvivata  in continuazione, esattamente come  accade per chi debba percorrere e  ripercorrere con gioia un itinerario  antico ma sempre nuovo.

2007 - Mostra  assai  interessante e per certi versi singolare questa allestita al  Castello di  Nocciano, suggestiva cittadina dell’entroterra pescarese  che accoglie   una delle realtà museali più significative del centro  Italia.  Qui  infatti sono esposte in permanenza opere dei maggiori artisti  contemporanei abruzzesi, ivi compresa una bella tecnica mista  di Gabriella Capodiferro, figura carismatica della pittura nella nostra Regione, che del suo studio teatino ha fatto un centro formativo  frequentato da numerosi discepoli, desiderosi di coltivare la passione   per l’arte perfezionando la pratica delle  tecniche con le quali   proporre poi le proprie visioni interiori.
Al  fine di documentare il  lavoro di questa scuola che ormai vanta un ventennio di indefessa  attività, si è pensato di proporre questa esposizione che gli  organizzatori hanno  doverosamente strutturato in  ue sezioni: la prima  dedicata alla ricerca della fondatrice della  scuola, Gabriella  Capodiferro e l’altra ad una trentina di pittori e  pittrici  che attualmente frequentano o in passato  hanno frequentato  con grande profitto il suo studio.
Materia,  segno, gesto, luce, iconismo  rupestre: sono queste le coordinate linguistiche atte ad interpretare la  pittura di Capodiferro da sempre operante nell’ambito della poetica  informale che a livello italiano ed europeo ha fornito un contributo  determinante sul piano operativo nel superamento di una pittura ancorata  ad una figurazione di connotazione sociale.
Certo, l’informale ebbe   effetti dirompenti nella sua orgiastica forza dissacratoria, al limite   dell’azzeramento dei valori estetici e formali. Basti pensare alle   combustioni di Burri o ancor più alla tragica materialità di Tàpies e  all’incalzare dell’anarchia propria di Fautrier. Eppure nell’apologia della non-forma Capodiferro ha  saputo cogliere una componente estremamente esaltante, derivante da  un’interpretazione filosofica del termine informale. Ove si legga  l’informe come In-forma,  penetrazione dentro la forma, ovvero dentro la contingenza stessa   della materia, si resta sorpresi nel cogliere quale essenza della  materia l’energia. Si vuol dire che l’artista teatina lungi dal  percorrere  l’itinerario della dissacrazione dei valori, si propone di  evidenziare  l’energia che a suo dire è a fondamento della materia.
Energia  che  lei riesce ad esprimere attraverso una gestualità rapida, un segno   scattante, bagliori improvvisi di colore con un ritmo accelerato anche   se in dialogo con momenti di pausa. In tal senso la sua pittura risulta  in sintonia con la contemporaneità, dal momento che tutte le scoperte  scientifiche del nostro tempo e del secolo appena trascorso vanno in  questa direzione, cioè verso una visione energetica della materia.
Dunque  materia, gesto e  segno che diventano accoliti della sua tesi dinamica  di fondo; ma c’è  anche il discorso luce e quello che io definisco iconismo rupestre a  rendere inimitabile e suggestiva sul piano dei  valori estetici la sua  pittura. E’ raro trovare un suo dipinto ove non  siano collocati, o  meglio gettati flash di luce intemerata nella sua  purezza. Sono come  dei fugaci richiami ai perimetri dello spirito, che  sembrano presiedere  con autorevolezza al caos della densa pasta  cromatica. Tale interpretazione spiritualistica è suffragata e quasi   rafforzata da  certe anamnesi di figurazioni rupestri. Queste  decisamente evocano la presenza di un essere raziocinante che le ha  prodotte sebbene in modo  del tutto primitivo.
E’ la poesia di   Altamura e Lascaux che affiora entro un labirinto gioiosamente  cromatico  fatto di spontanea effervescenza e dolcissima musicalità. Se è  vero che  l’opera esprime la personalità di chi l’ha prodotta, dobbiamo  senza  ombra di dubbio  ritenere che Gabriella Capodiferro è persona  solare e  decisamente consapevole della funzione catartica dell’arte,  una delle  realtà spirituali che possono rendere ottimistica la nostra  visione del  mondo. Questo giudizio perentorio il visitatore della  mostra senz’altro  potrà ancor più verificarlo nelle sue opere esposte.
Questo  piacere  di operare con virtuosità nel campo magico dell’arte, la nostra maestra  da sempre ha sentito istintivo  di partecipare ad altri amici ed amiche.  Stimolata da tale esigenza ha fatto del suo studio dal  1987, un luogo  privilegiato di ricerca collettiva, rinverdendo così  l’antica consuetudine della bottega artigianale.
Ed   ecco il frutto di questo  lavoro didattico e culturale in senso lato  allo stesso tempo con alcune  considerazioni sommarie sulle opere  eseguite dagli allievi di oggi e del  passato sempre con entusiasmo  creativo.
Questa mostra va letta anche   come segno di affetto e riconoscenza dei discepoli, alcuni dei quali   hanno fatto molta strada nel campo della pittura, verso Gabriella   Capodiferro, fantastica nel suscitare in loro entusiasmo e passione   creativa.

2010 - Accoliti  del dio Arte. Una scommessa  da considerare ormai vinta quella che  Gabriella Capodiferro ha fatto  con se stessa già da diversi anni e  portata avanti sempre con crescente  entusiasmo: stiamo parlando della scommessa di far rivivere l’antica  tradizione della bottega artigianale nella quale un insigne maestro si  proponeva come guida nei confronti  di allievi dotati di talento perché  potessero affinare il difficile  mestiere della pratica artistica.
Ebbi   a scrivere del Laboratorio Creativo di Gabriella anni addietro in occasione dell’annuale mostra da lei organizzata per proporre gli  elaborati dei suoi allievi; ora di nuovo mi trovo ad adempiere questo   compito per l’esposizione che si tiene nelle prestigiose sale del Museo   della Civitella di Chieti dal titolo assai significativo “Orme  d’antiche  radici sulla porta del futuro”. Nel visionare le opere dei 18  artisti,  la quasi totalità donne, che hanno preso parte al laboratorio  creativo  per adulti del corrente anno, mi è sorta spontanea la  curiosità di  raffrontarle con quelle prodotte da altri suoi alunni  qualche ano  addietro e documentate nel bel volume “Gabriella  Capodiferro cum  discipulis”.
Dalla  comparazione si evince un salto notevolissimo di  qualità a significare  la validità di un magistero e l’efficacia di una  programmazione scandita negli anni con sapienza didascalica.
Arricchisce   la mostra, strutturata in due sezioni, una delle quali presentata  dalla  collega Cristina Ricciardi riguardante i soci membri dell’Associazione  M.G.C. (Movimento del guardare creativo), la presenza di  un’installazione appositamente proposta per l’occasione del giovane artista pescarese Giacomo Sabatini, proveniente dall’Accademia di  Brera….

2011 - Per la presentazione in catalogo della Mostra "Icona in rarefazione" vedi  Quì, alla sezione "Iconismo, sogni mitteleuropei e quasi d'apres".

2016 -    Recensione critica della Mostra personale "Luce Acqua Vento" tenuta   nell'ottobre 2016  presso la celebre Schola dell’Arte dei Tiraoro e  Battioro a Venezia, sul Canal Grande e pubblicata sulla Rivista "Italia  E' Magazine".

Gabriella Capodiferro, L’apologia della luce di Leo Strozzieri

Indubbiamente   un’artista che ha scritto pagine determinanti nella storia dell’arte   contemporanea italiana che in questi giorni possiamo dire registra una   sorta di consacrazione ufficiale a Venezia, proprio la città lagnare  ove  ha compiuto gli studi accademici sotto la guida di Bruno Saetti e   Carmelo Zotti indiscussi maestri che hanno segnato la sua formazione:   stiamo parlando della teatina Gabriella Capodiferro che fino al 6   novembre 2016 ha tenuto un’antologica presso la celebre Schola  dell’Arte  dei Tiraoro e Battioro fondata nel 1420 a ridosso della  Chiesa di San  Stae.
Per  l’occasione lo storico dell’arte Enzo Di Martino anch’egli  abruzzese d’origine, ha scritto un lucido saggi critico ove ripercorre  le fasi  della sua ricerca incentrata fondamentalmente sulla luce che  sappiamo  essere stato il cruccio e la delizia di tutti i geni della  pittura a  partire da Giotto, per non parlare di Pietro della Francesca e   Caravaggio, il primo fautore di una luce estatica, l’altro   tremendamente drammatica e talora “malvagia”.
Ecco  perché  all’esposizione è stato dato significativamente il titolo “Luce acqua  vento” a indicare come questo elemento spirituale e  spiritualizzante sia  cangiante come il tremolio equoreo e il respiro,  lieve o affannato che  sia, di Eolo.
Ma  Gabriella non è soltanto un personaggio insigne nel  campo della pittura come si evince dal suo brillante curriculum  costellato da qualificate esposizioni personali e collettive (1) ma è  altresì  un’operatrice culturale di rara intuizione, avendo fondato e  diretto a  Chieti presso il proprio studio un laboratorio di tecniche  espressive e  linguaggio visivo per adulti. Si tratta dell’Associazione  MGC  (Movimento del Guardare Creativo) che promuove straordinarie   iniziative, ultima delle quali la rassegna divenuta biennale “arte no   caste” tenutasi nel 2014 all’Aurum di Pescara e nel 2016 a palazzo   Fibbioni dell’Aquila in occasione della Perdonanza Celestiniana,   documentata da un voluminoso catalogo.
La  pittura di Capodiferro,  come ha anche evidenziato Di Martino nel suo saggio (2), si inserisce  entro la poetica informale, ma si caratterizza anche per un accentuato e  lirico segnismo e un forte senso del colore,  da cui emergono di volta  in volta brani iconici simili a figure  rupestri dalla suggestiva valenza  antropologica. Evidente in questa  mostra riassuntiva del suo percorso  come la nostra artista sia fautrice  di una pittura non tanto frutto di  esercizio di arida bravura tecnica  di cui comunque è grandemente dotata,  quanto piuttosto consona ad un  perimetro umanistico, avendo lei  compreso la grande lezione dei  pionieri dell’astrattismo come Kandinskij  e Klee che seppero dare  all’arte una valenza interiore: è consapevole  Gabriella che attraverso  colore, forme, linee è possibile squarciare il  velo che cela la  profondità dell’Io sempre brulicante, ribollente e  misterioso per  offrirlo ai lettori.

(1)  La prima personale  risale al 1962 all’Aquila. Successivamente altre  personali saranno  tenute da lei a Roma, Pescara, Perugia, Terni,  Milano, Venezia, Treviso,  Bologna e all’estero (Neuchâtel, in  Svizzera). Qualificate le  collettive alle quali è stata invitata: Premi  Vasto, Patini, Penne, Sulmona. Nel 1989 Antonio Gasbarrini la  inserisce nella mostra  itinerante a cura della Regione Abruzzo “La mela  di Eva”, mentre nel ’96  espone nella storica rassegna “Linee di  ricerca – omaggio a Licini”,  tenutasi presso la Sala Bramante a  Fermignano (PU). Nel 2011 antologica dell’artista al Museo Nazionale  Archeologico della sua città natale illustrata da una voluminosa  monografia per l’editore Noubs, curata da  Cristina Ricciardi e Leo e  Chiara Strozzieri.
(2)  È stato inevitabile  anche per Gabriella Capodiferro, artista moderna,  cioè contemporanea a  sé stessa, avvertire le sollecitazioni della  ricerca Informale che aveva  peraltro la qualità di poter essere  praticata con diverse declinazioni,  come quella materica,  espressionista o segnica.






Gabriella Capodiferro con Leo Strozzieri al premio Vasto (CH)


Leo e Chiara Strozzieri alla conferenza di presentazione della Mostra di Gabriella Capodiferro alla Civitella - Chieti

ultimo aggiornamento 26luglio 2025
per contatti: mgc.capodiferro@alice.it
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